mercoledì 5 novembre 2008


A BARRA QUALCOSA Si’ MUOVE


Il giorno 4 novembre 2008, è stata costituita l’associazione “Centro Commerciale Barra”, vale a dire che, oltre un centinaio di commercianti si sono riuniti, ed hanno realizzato quest’associazione, che ha preso l’impegno con una petizione popolare di sollecitare le autorità preposte, ad accorgersi del degrado in cui vive il quartiere della VI Municipalità; per primo l’atavica assenza dei vigili urbani (continuo nella mia protesta nel mettere le minuscole alla “V” e “U”. In tutte le ore del giorno motorini e auto, sfrecciano contro mane con grave rischio e pericolo per i cittadini, la stessa cosa avviene davanti alle scuole non presidiate dai vigili urbani, dove sono?… Dormono!
Chiedono un potenziamento delle forze dell’ordine. La ristrutturazione di Piazza Vincenzo De Franchis ridotta oggi ad una pista per auto e motorini oltre. Ad avere la fontana, ricettacolo d’immondizia e con gli alberi mai potati, che ha nascosto il Monumento ai Caduti della Grande Guerra.
Le disastrate condizioni della pavimentazione (di recente rifatta), lungo Corso Sirena. Le decine d’ambulanti senza licenza che invadono il territorio e che sta subendo anche, l’invasione cinese.
Nessuna manifestazione culturale o evento, per richiamare visitatori, è svolta dalle istituzioni sul territorio.
L’asia (vale come per i vigili) con la sua lentezza, lascia il quartiere sempre sporco, non ritira sistematicamente gli ingombranti, che incivili cittadini lasciano lungo le strade, la raccolta dei bidoncini di carta e cartoni, è svolta occasionalmente, il centro urbano ha un solo punto di raccolta per la differenziata e si trova in Via Mario Pagano, pertanto, sempre pieno. Dalle ore 12 del sabato alle 8 del lunedì nel quartiere non si spazza: perché? Nessuno risponde.
Da anni s’invoca la potatura degli alberi, ma nessuno lo fa eppure, i giardinieri comunali sono passati alla diretta dipendenza della Municipalità.
Molte strade e marciapiedi sono dissestate, cosa fa l’assessore della VI Municipalità preposto a ciò? Personalmente ho segnalato a tre consiglieri della Municipalità, che alcuni paletti, dissuasori, sui marciapiedi di Via Prospero Guidone sono stati divelti da un auto e che la strada sta cedendo in un punto dove sotto passo una tubazione del gas ebbene, sono passati più di venti giorni da questa segnalazione e niente è successo.
Tutto ciò può dirsi, per il cittadino che paga le tasse, vivibilità?
Allora ben venga questa associazione nel chiedere il rispetto delle regole cui responsabilmente ognuno deve attenersi. Ben venga se avrà il coraggio di denunciare pubblicamente l’assenteismo delle istituzioni, dei vigili, dell’asia, andando fino in fondo, vale a dire, quello di avere il coraggio, poiché pagano le tasse per avere questi servizi, di denunciare alla Procura della Repubblica l’assenteismo delle istituzioni (disservizi in ogni settore), dei vigili, dei giardinieri, dell’asia.NELLA FOTO SOPRA, IL BIGLIETTO DA VISITA, OGGI, DEL QUARTIERE BARRA.

venerdì 24 ottobre 2008







UN MIO DOSSIER SUL
DEGRADO DI BARRA




È questa solo una parte di un servizio fotografico, che ho fatto andando in giro per il territorio questo per evidenziare il degrado in cui versa Barra, sia in centro, sia in periferia.
Possibile che una Municipalità, composta di trenta (sic) consiglieri, nessuno vede quanto gli sta intorno? Possibile che i servizi tecnici comunali, che dovrebbero presidiare il territorio non vedono tutto ciò. Possibile che i giardinieri non accudiscono nessun giardino (un esempio su tutto gli alberi lungo Corso IV Novembre, Corso Buozzi e nelle altre strade, non sono potati da anni. Possibile che nessun vigile urbano (continuo nella mia protesta di mettere le iniziali in minuscole a questo corpo), non segnalano mai niente ai servizi competenti eppure, qualche volta un giro lungo Corso Bruno Buozzi per il solo lato, che da Piazza De Franchis porta a Piazza Egidio Velotti lo fanno. Possibile che gli ispettori dell’ASIA non si accorgono dei materiali e dell'immondizia che è accantonata in giro. Possibile che non vedono i raccoglitori di carta stracolmi, perché sono svuotati, se capita, solo una volta la settimana, pertanto carta e cartoni restano sui marciapiedi? Possibile che ASL non previene il pericolo d’infezioni, che tutti questi materiali di risulta e scorie varie sono abbandonati lungo le strade, possono creare.
VIA PROSPERO GUIDONE
Ho segnalato ad un consigliere della Municipalità che sono stati divelti alcuni dissuasori. A chi compete rimetterli?
PARCO DI VILLA LETIZIA
Un pericolo costante quei tombini scoperti, sia per i visitatori, sia maggiormente per i bambini. A chi compete coprirli. A chi compete tenere il parco pulito, le siepi allineate e la potatura degli alberi?
PIAZZA VINCENZO DE FRANCHIS
La vasca è diventata una pattumiera a cielo aperto, dai rifiuti che l’indisciplinato cittadino butta dentro? A chi compete pulirla? A chi compete ripulire il manufatto dalle scritte? Il triangolo spartitraffico, è diventato un servizio igienico per i cani e nessuno fa niente. A chi compete seminare un poco di verde?
PIAZZA FRANCESCO SPINELLI
Altro scempio, viene il voltastomaco a vedere tutto quello che c’è dentro la fontana e l’immondizia che c’è nei giardini. A chi compete ristrutturare e far sorvegliare quello che l’incivile cittadino rompe o sporca? A chi compete tenerlo pulito?

martedì 21 ottobre 2008

LA TELA DI SANTA MARIA DI CARAVAGGIO A BARRA DIPINTA DA FRANCESCO SOLIMENA


LA TELA RAFFIGURANTE SANTA MARIA DI CARAVAGGIO DI FRANCESCO SOLIMENA NELL’OMONIMA PARROCCHIA DI BARRA
Trascurata dagli studiosi del pittore morto a Barra
Dallo studio effettuato dal prof. Erminio Paoletta durante il restauro della chiesa nel 1993.

Sorprendenti sono le scoperte fatte dal prof. Paoletta sulla tela di Santa Maria di Caravaggio dipinta in tarda età dal pittore e architetto Francesco Solimena (Casale di Serino 4 ottobre 1657 – Barra 3 aprile 1747), sono del parere che a questo dipinto del Solimena non sia stata data molta importanza da parte degli studiosi, dopo le sorprendenti rivelazioni del Paoletta.
Erminio Paoletta fu incaricato dall’allora parroco Enrico Aleotti per recuperare il testo di un’epigrafe che sovrasta la tela, lo studioso invece, si trovò di fronte ad altre, ed interessanti scoperte nascoste nella tela.
L’epigrafe in latino che sovrasta la tela, è la seguente:
SÌ’ FANATICIÚS (4) - TUM NÚMINIS (5) - ÁDSTITIS ÉRROR
ÉFFECIT STUDIÓ - FÚTILEM ET IPSE (6) PARI.
IS SACRA IÚSSA OPERÁTUR - ET AÉDEM (7) VÓTAQUE MATRI (8) IMPLET ET OSSICULÓ (9) - DAT LOCUL (UM) (10) IPSE SUÓ: ILLUM SERVA ET LÚX (11) - FULGAT - SECÚRA PER AÉVUM HÉCTORIS ARTICULIS (12) Ó DOMUS ALMA, TUIS.

Qui di seguito la traduzione del prof. Paoletta:
SE NEL PASSATO ALLA DIVINITÀ (5), RIMASE ATTACCATO UN ERRORE SUPERSTIZIOSO (4), ANCHE QUESTO (IL PATRONO) RESE VANO CON PARI ZELO.
Egli (il duca Ettore esegue le sacre disposizioni (quelle del Breve Pontificio, ed erge la cappella),
SCIOGLIENDO COSÌ IL VOTO FATTO IN ONORE DELLA MADRE (7), E PREPARA UN LOCULO (10), PER LA CUSTODIA DEGLI OSSICINI (9), TU CUSTODISCILO, E RISPLENDA SICURA LA LUCE (11) DI ETTORE SULLA BASE DEI TUOI ARTICOLI (12),
-Quelli incisi nella lapide commemorativa-, O SACRA DIMORA.
Occorre fare una precisazione, come la fa il prof. Paoletta.
Il quadro certamente è una delle ultime opere del Solimena che morì a Barra il 3 aprile del 1747, mentre il Breve Pontificio (nella foto), è del 20 gennaio 1767, sotto il pontificato di Clemente XIII, e la consacrazione della cappella avviene nel 1774, pontefice Clemente XIV.
Sulla tela, raffigurante Santa Maria di Caravaggio, il prof. Paoletta individua simbolismi cristiani e precristiani.
Primo simbolo cristiano, è quello che si evince nel palmo della sinistra della Beata Vergine dove si scorge un bimbo, paffutello, le cui gambe sono costituite dall’anulare e dal medio della mano di Maria che la mostra alla bergamasca Giovanetta in ginocchio con le mani giunte nel chiederle la grazia d’avere figli dal marito brutale.
Un appariscente simbolo pagano, sono le due scimmiette che si trovano lungo l’omero sinistro di Giovanetta. La scimmia nella simbologia misterica antica, era l’immagine d’amori sconci.
Altro simbolo pagano si trova sul manto della Madonna che incurvato com’è, mostra un’orecchiuta testa d’asino.
Ora è meglio lasciar parlare, attraverso alcune pagine delle 28 di un volumetto, stampato l’undici giugno del 1994, in occasione della riapertura della chiesa dopo il restauro e la ricognizione sul dipinto):
“A conferma dell’individuazione della mano e del nome di Solimena nel dipinto aggiungeremo che quell’angioletto allegorico e autobiografico rivelatosi mezzo diavolo e mezzo angelo (in ricordo dell’omonimo padre), presenta a guardarlo da destra, un disco solare sul ventre e la parola SOL (con O rettangolare), mentre l’altro angelo quello centrale, (anche lui con la testa troppo adulta per essere di un angioletto parrebbe, infatti, il ritratto del Duca Ettore, se non è lui quello dello stesso Solimena giovane), presenta sul ventre una falce di luna e, a destra, la parola MENA: dunque, spagnolescamente SOL Y MENA, “Sole e Luna”, come a rivendicare, enigmisticamente, l’eredità caravaggesca, non tanto per il soggetto (che fornisce solo lo spunto), ma per il realismo (ravvisabile, ad es., anche nel volto della popolana della B. V.) e nella tecnica del chiaroscuro. L’autore, peraltro, si premura di ripetere il nome a lettere sopra la cintura della Madonna (FRANCISCUS- SOLIMENA) e di indicare anche la data nella zona sottostante (LO SABato- XXXI DECEmbre - A.D. MDCCXXXXVI (e se Padre Aleotti può confermarci, dal calendario perpetuo, che era davvero sabato quella notte di S. Silvestro 1746-1747 <>, che dava inizio al nuovo anno e agli ultimi mesi di vita del pittore- noi avremo la prova documentata che la data intuita e intravista, dopo ripetuti tentativi, è giusta e, con la data, anche l’attribuzione al Solimena di questa specie di testamento spirituale che è il nostro dipinto). Comunque una conferma interna a questa data viene dalla parte destra della cornice inferiore; vi si legge A.D. seguito da una specie di ferro di cavallo destrorso e piccolino, con la parola ETÀ in lettere meno piccole, in mezzo al ferro, e due paroline in lettere più piccole, NOVANTA all’inizio del ferro stesso, a sinistra e ANNI, sopra; inoltre, verticalmente, sulla cornice, si legge, da destra, QUARANTA SEI- SETTE (col SEI orizzontale e avente la S in comune con SETTE).
Ma la tela solimeniana non finisce di stupire per simboli ritrovati. Ad es., che cosa vorrà mai dire quella sagoma di bovino nereggiante sopra la zona contenente la Casetta di Nazaret e in atto quasi di genuflessione?
È solo un richiamo alla Grotta di Betlemme, col bue e l’asinello (il ciuccio sul grembo della B.V., con la parola ASINUS sul braccio destro; o vi congiunge anche il ricordo mitologico, del Minotauro in omaggio al dotto Duca Ettore e con il richiamo a quel Minotauro che era il marito di Giovanetta, placato e rifatto uomo dall’intervento della Madonna? Egli è raffigurato a tergo della donna, con un pancione spropositato e la testa formata dal piede destro di lei.
E che cosa vorrà mai dire quella specie di pennuto davanti alla zona scura sopra il piede destro della B.V.? Non sarà un modo enigmatico per indicare cognome e nome della bella Barrese che fece da modella per il volto della Madonna? (per es. PAPARO o PAPARELLA VERONICA?); in effetti, quella zona scura ha tutto l’aspetto di un sudario della Veronica; solo che, in luogo del volto di Cristo, è raffigurato il viso di lei, con cognome e nome vicini e con lettere facenti pensare appunto a PAPARELLA VERONICA. A sinistra della gamba destra della Madonna e della gobba Befana con l’asino (la Befana che l’autore vede nel quadro, nel commento a pagina otto, con riferimento all’epigrafe che sovrasta la tela la definisce Ecuba; Ecuba-Cibele madre di Ettore, pertanto, mette in relazione il nome del duca Ettore e la valenza misterica del cognome Pignatelli di Monteleone, ricollegandoli a riti misterici connessi alla pigna di Attis e ad Ettore figlio di Ecuba-Cibele il quale è sempre morente e sempre risorgente), si legge verticalmente da destra, in lettere grandi, ma camuffato, ECUBA, il magico teonimo della dea, madre di Ettore, comparso già allusivamente nella grande epigrafe del Duca tracciata al di sopra della tela. HECTOR HECABE si legge anche sulle gemme della corona. Sopra il seno destro della B.V. compare una specie di Venere giacente di fianco: figura che, guardata da destra, diviene quella di un imparruccato signore settecentesco, evidentemente i genitori del Duca in veste ufficiale.
Quei volti da adulti degli angioletti sotto l’arco superiore della cornice sembrano ritratti di figli o nipoti del Duca.
La vegetazione sottostante ai piedi della Vergine presenta nella parte superiore, da sinistra, le consonanti di nome e cognome del pittore; lettere che, al tipografo della bella figurina -foto ordinata dal parroco-, offrono il destro per sbizzarrirsi con l’aggiunta di lettere arbitrarie (come le prime formanti la parola LISCA, in armonia con la lisca di pesce appiccicata in alto, in corrispondenza di un rattoppo-: aggiunte pericolose e depistanti per chi tali figure utilizza per ricerche.
Dagli edifici raffigurati nel dipinto, l’autore stesso, con didascalie, indica che quelli centrali (una torre con mura) appartengono a CARAVAGGIO, mentre quello a destra (una torre quadrata senza più cinta muraria (Palazzo Bisignano N.d.R.), spetta a Barra.
In alto sotto gli angeli, dal volto di adulti, la frase latina SEMEN FAMILIAE PIGNATELLIAE, “discendenza della famiglia Pignatell”, i cui membri hanno il nome in questi paraggi.
Inoltre, il prof. Paoletta fa un ampio ed interessante excursus sull’ epigrafe.
Ho inteso ripresentare questa minuziosa descrizione in quanto ritengo che possa servire ad altri studiosi dell’opera del Solimena visto anche la non ampia, come e parer mio meritava, divulgazione che a suo tempo ebbe questo studio.

LA TELA DI SANTA MARIA DI CARAVAGGIO

sabato 20 settembre 2008







CITTADINO! HAI RAGIONE NON SEI ASCOLTATO

Non credevo alle persone che mi dicevano di non essere ascoltate durante le loro richieste ai politici (e ne parlo in generale), mi sono dovuto ricredere dopo una “banalissima” proposta fatta nel lontano 2003.
La storia è questa: chiesi con lettera protocollata (in data 22 maggio 2003), all’allora Circoscrizione di Barra e indirizzata al presidente Amodio Grimaldi di intitolare il Parco di Villa Salvetti: “Parco degli Artisti” e intestare i vialetti a musicisti e poeti di Barra che con le loro composizioni hanno dato lustro a questo quartiere. Non ebbi risposta.
Suggerii la proposta al presidente della VI Municipalità dott. Anna Cozzino (anche questa protocollata in data 4 luglio 2007), anche qui nessuna risposta.
Ripresentai (tanto per divertirmi, ben sapendo di non ottenere risposta da parte di chi si è proposto a di non amministrarci in data 9 settembre 2008. Aspetto ancora una risposta!

lunedì 21 luglio 2008

LO SCEMPIO DI PIAZZA DE FRANCHIS


LO SCEMPIO DI PIAZZA
VINCENZO DE FRANCHIS

Lo avevo previsto fin da quando iniziarono i lavori per la ristrutturazione della piazza, con il relativo spostamento del monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale.
Punto primo, il povero Milite Ignoto è invisibile, ricoperto com’è da quella parvenza di alberi.
Punto secondo, La vasca dei “capitoni” non s’addice assolutamente con l’insieme urbanistico della zona, e previdi la fine che avrebbe fatto; una pattumiera a cielo aperto.
Punto terzo, la pavimentazione e scollata e rotta in moltissimi punti.
Punto quarto, le auto e specialmente i motorini la fanno da padrone, creando seri pericoli d’incolumità ai pedoni.
Punto quinto, l’inciviltà di alcuni cittadini ha divelto le panchine e ha scritto, com’era prevedibile sui marmi bianchi di tutte le strutture edificate nella piazza.
Ora rispondo a tutti i cinque punti:
Punto primo, cosa ci vuole per far uscire dalla prigionia dell’invisibilità l’eroico Milite Ignoto? Piantumare (termine tecnico che piace molto ai “Verdi”) delle “mortelle” che sono basse e togliere quegli spilungoni rami che lo coprono.
Punto secondo, la vasca dei “capitoni” non ha una funzionalità con l’ambiente circostante, ed allora perché non toglierla?
Punto terzo, la pavimentazione fu costruita se la piazza fosse diventata isola pedonale ma così non è stato, ed allora perché non ritornare ai vecchi e forti basoli?
Punto quarto, possibile che non si possa creare un’area perdonabile, non occorrono catene ma una strettissima serie di colonnine di piperno, anche in doppia fila, così se si rompe una l’altra fa ancora da deterrente, e poi i vigili urbani (“v” e “u” minuscola) che sono lì a due passi, invece di rintanarsi perché non fanno il proprio dovere in altre parole sorvegliare, che auto e motorini non entrino in questo spazio pedonale.
Punto quinto, è incivile quanto fanno alcuni cittadini ma possibile che le istituzioni non vedono questo scempio, mi riferisco al vice presidente della municipalità Cilenti, agli assessori Nardi, Gragnano e Lucignano che hanno i loro uffici che affacciano su piazza De Franchis e che per raggiungerli la devono attraversare, possibile che non vedono tutto ciò, cosa ci vuole ad andare dai vigili per chiedere loro un maggior controllo?
Un amico mi ha affermato che i citati sono oberati di lavoro, ma quale se non si vedono?
Si approssima la Festa dei Gigli dove verranno migliaia di persone, è questo l’ennesimo biglietto da visita che Barra gli presenta, oltre gli alberi non potati.
Può fare qualcosa la presidente della municipalità per svegliare i quattro citati, i vigili e i giardinieri comunali?I cittadini aspettano risposte!

venerdì 18 luglio 2008

PILLOLE DI CRONACA


Edito dall’associazione culturale “Insieme” nel 2006, fu stampato a cura di Romano Marino e Gennaro Cavallaro un libro sul cimitero colerico, che si trova in Via Cupa Sant’Aniello.
Titolo del volume: “Il Cimitero colerico nel Miglio d’oro”. Sottotitolo: “Un monumento dimenticato”, mai sottotitolo fu più attuale, sì perché da moltissimi mesi tutto il muro di cinta del lato sinistro, dell’ingresso a questo cimitero, è crollato e nessuno ha fatto niente per ricostruirlo. Quello che si è fatto, è stato transennare con nastro di plastica le macerie e basta!